Gentile Cliente,
rispetto la nostra circolare del 28 luglio, il quadro attuale appare più equilibrato, ma ancora caratterizzato da elevata incertezza.
BANCHE CENTRALI: TASSI ANCORA ELEVATI, MA CON SEGNALI DIVERGENTI
Federal Reserve (USA)
Negli Stati Uniti la Fed ha mantenuto invariato il tasso sui Fed Funds al 3,50%-3,75%, mentre il mercato continua a interrogarsi sulla possibilità di un rialzo a settembre. Le aspettative di ulteriori strette si sono ridotte rispetto a inizio estate grazie al rallentamento dell’inflazione e al tono meno aggressivo della comunicazione della banca centrale.
BCE (Eurozona)
La situazione europea è differente. A giugno la BCE ha aumentato i tassi di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,25%, motivando la scelta con le persistenti pressioni inflazionistiche derivanti soprattutto dall’energia e dalle tensioni in Medio Oriente.
Pertanto:
- negli USA si discute soprattutto se saranno necessari ulteriori rialzi;
- nell’Eurozona la BCE mantiene ancora un approccio prudente e orientato al controllo dell’inflazione.
INFLAZIONE: MIGLIORAMENTI NEGLI USA, PRESSIONI ANCORA PRESENTI IN EUROPA
Negli Stati Uniti l’inflazione PCE di giugno ha mostrato un rallentamento, elemento che ha contribuito a ridurre le aspettative di nuove strette monetarie.
Nell’Eurozona, invece, l’inflazione preliminare di luglio è risalita al 2,9%, sostenuta in larga parte dal comparto energetico. Anche l’inflazione “core” rimane superiore all’obiettivo del 2%.
Questo suggerisce che:
- il processo di disinflazione non è ancora completato;
- l’energia continua a essere il principale fattore di rischio.
PETROLIO E GEOPOLITICA: VARIABILE DECISIVA
Il fattore determinante resta l’evoluzione della crisi in Medio Oriente.
Se il prezzo del Brent dovesse stabilizzarsi o ridursi:
- l’inflazione potrebbe continuare a rallentare;
- diminuirebbe la necessità di ulteriori rialzi dei tassi.
Viceversa, un nuovo shock energetico potrebbe:
- riportare inflazione e aspettative inflazionistiche su livelli più elevati;
- mantenere restrittive le politiche monetarie più a lungo.
ECONOMIA REALE
Stati Uniti
L’economia americana continua a mostrare una significativa resilienza, sostenuta dagli investimenti tecnologici, dall’intelligenza artificiale e dalla spesa pubblica.
Eurozona
Le prospettive europee sono più moderate. La BCE prevede una crescita contenuta nel 2026 e riconosce che l’aumento dei costi energetici e l’incertezza geopolitica stanno frenando consumi e investimenti.
IMPLICAZIONI PER IMPRESE E PROFESSIONISTI
Ad oggi il messaggio operativo può essere sintetizzato così:
- non è più scontato un ulteriore rialzo dei tassi USA nel breve termine;
- i tassi resteranno comunque elevati rispetto alla media degli ultimi anni;
- l’energia resta il principale fattore di rischio per inflazione, mercati e costo del credito;
- per imprese e famiglie è ancora opportuno monitorare finanziamenti, mutui e fabbisogni di liquidità, evitando di basare le pianificazioni finanziarie sull’ipotesi di rapidi ribassi dei tassi.
CONCLUSIONE
Rispetto alla nostra circolare di luglio, il quadro di inizio agosto 2026 è leggermente meno restrittivo sul fronte monetario, soprattutto negli Stati Uniti, ma non ancora tale da giustificare aspettative di imminente riduzione dei tassi. La variabile decisiva continua a essere l’evoluzione dei prezzi energetici e delle tensioni geopolitiche, che influenzeranno direttamente le prossime decisioni di Fed e BCE.